23/10/2018
Sostitutiva al 20% a rischio incostituzionalità
Sono molto i dubbi che, sotto il profilo della tecnica legislativa, originano dalla lettura del testo riferito alla nuova dichiarazione integrativa speciale.
In alcuni casi si tratta di questioni tutto sommato molto semplici, come quelle legate all’individuazione del plafond annuo di 100mila euro, che avrebbe potuto essere risolta in maniera molto meno complessa di come il testo prevede. Altra questione è quella – davvero banale – della rateizzazione dei pagamenti: non si comprende perché chi paga a rate deve pagare la prima rata ben due mesi dopo rispetto a chi paga in unica soluzione.
Le questioni più pregnanti riguardano, ad ogni modo, la vicenda dell’imposta sostitutiva del 20 per cento. Già in altre occasioni si è avuto modo di riportare che è un vero e proprio «disallineamento concettuale» quello che si realizza volendo assoggettare ad un’imposta sostitutiva ciò che, a monte, nella dichiarazione originaria, è stato assoggettato ad imposizione ordinaria.
Ma c’è una questione ancora più sostanziale. Ci si riferisce al fatto che con la dichiarazione integrativa speciale viene prevista la possibilità di pagare un’imposta – inferiore anche alla più tenue aliquota Irpef – che, di fatto, va ad agevolare chi ha evaso, ed oggi si ravvede, rispetto a chi ha regolarmente pagato le imposte. Qual è il senso di tutto ciò e, soprattutto, visto che si parla di un’imposta che sostituisce l’Irpef e l’Ires, può reggere una simile impostazione al cospetto del principio di capacità contributiva dell’articolo 53 della Costituzione, in particolare del criterio della progressività? I condoni – o, comunque, le varie sanatorie – hanno sempre avuto per oggetto una sorta di forfettizzazione rispetto al quantum dichiarato o di ciò che non è stato dichiarato. Mai una sanatoria ha rideterminato al ribasso un’imposta rispetto a ciò che si sarebbe dovuto dichiarare. Ma, soprattutto, mai e poi mai è stato pensato di introdurre un’imposizione agevolata per coloro che non hanno assolto correttamente gli adempimenti tributari a scapito di coloro che vi hanno adempiuto. Perché in questo consiste: si tratta di una forma agevolativa di imposizione che viene surrettiziamente introdotta «ora per allora» per chi non ha regolarmente provveduto a dichiarare il dovuto. In sostanza, coloro che utilizzeranno la dichiarazione integrativa speciale pagheranno di meno rispetto a coloro che hanno dichiarato.
È materia per i giudici costituzionali? A occhio (nemmeno tanto lungo), pare proprio di sì.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
D.D.
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