19/03/2019
Sanatoria delle irregolarità formali, tempistica delle correzioni da precisare
È un provvedimento che presenta molte contraddizioni, quello sulle modalità attuative della sanatoria delle irregolarità formali (si veda anche Il Sole 24 Ore del 16 marzo).
La questione più controversa riguarda «la rimozione delle irregolarità o omissioni» richiesta dalla norma in aggiunta al pagamento di 200 euro per annualità. Si tratta di una previsione mutuata dalla sanatoria dell'articolo 19-bis del Dl 41/1995, che disponeva, però, la rimozione delle irregolarità «se richiesta dall'ufficio». Ed è proprio questo il punto di differenziazione tra le due sanatorie. Cerca quindi di metterci una “pezza” il provvedimento del 15 marzo con il quale viene stabilito, innanzitutto, che la rimozione va effettuata entro il 2 marzo 2020. Il provvedimento prevede però (punto 2.4) che il pagamento possa essere effettuato in unica soluzione entro il 31 maggio 2019 (in luogo delle due rate del 31 maggio 2019 e 2 marzo 2020). Cosa accadrà quando il contribuente pagherà 200 euro entro il 31 maggio? In tal caso, la rimozione andrà fatta entro tale ultima data o entro, comunque, il 2 marzo 2020?
Il punto 2.7, poi, prosegue dicendo che se il contribuente non ha effettuato «per un giustificato motivo la rimozione», la sanatoria produce comunque effetto se la rimozione avviene entro un termine fissato dall'Agenzia, che non può essere inferiore a 30 giorni. La domanda è: quando si realizza il “giustificato motivo”?
Il punto 2.7 del provvedimento poi continua, e stabilisce che la rimozione va «in ogni caso» effettuata entro il 2 marzo 2020 in ipotesi di violazione constatata o per la quale sia stata irrogata la sanzione o «comunque fatta presente all'interessato». Cosa vuol dire “fatta presente”? Le violazioni vengono constatate e poi contestate, ma “fatte presente” è un qualcosa che sfugge nel procedimento tributario.
Senza contare che poi il punto 2.8 prevede che la rimozione non va effettuata quando non è possibile (?) o “necessaria”.
Altra questione che suscita più di un'apprensione è quella della proroga dei termini. L'articolo 9 del Dl 119/2018 stabilisce, in maniera quasi “irrompente”, che per le violazioni commesse fino al 31 dicembre 2015, oggetto di un Pvc, i termini di decadenza dell'accertamento sono prorogati di due anni. Non si capisce, dalla norma, a quali Pvc si faccia riferimento. Nel provvedimento attuativo della definizione dei Pvc (23 gennaio 2019) si prevede che le irregolarità formali possono essere oggetto di definizione con la previsione dell'articolo 9. Si prospetta quindi un legame tra le due definizioni, tenendo presente che quella dei Pvc riguarda i verbali consegnati entro il 24 ottobre 2019. Altrimenti, se non si condivide il legame tra le due sanatorie, il riferimento deve andare ai Pvc consegnati entro il 19 dicembre 2018, visto l'inserimento dell'articolo 9 in sede di conversione.
Il provvedimento di venerdì scorso sorprende un po' tutti prevedendo (punto 3.1) che il differimento riguarda i Pvc «anche successivi al 24 ottobre 2018». Viene stabilita, quindi, una proroga - quanto agli elementi “prodromici” - indeterminata, che si commenta da sola.
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D.D.
G.Ra.
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