15/02/2019
Sanatoria errori formali con obbligo di correzione
La sanatoria delle irregolarità formali attende le modalità di attuazione, che dovranno essere stabilite da un provvedimento delle Entrate.
Dovendo stabilire solo le “modalità”, il provvedimento non potrà certo districarsi nell’annoso problema riguardante la distinzione tra violazioni sostanziali, formali e meramente formali. Questione che, non essendo disciplinata dal diritto positivo, può rifarsi essenzialmente alle prese di posizione di dottrina, prassi e giurisprudenza. Sicuramente si può affermare che una violazione risulta formale quando non incide sulla determinazione della base imponibile e/o sul pagamento del tributo (in questo senso anche circolare 180/E/1998). E proprio questa lettura porta a ritenere che il sommario testo normativo dell’articolo 9 del Dl 119/2018 includa nella sanatoria le violazioni di ordine formale relative solo alle imposte sui redditi, all’Iva e all’Irap.
Si faceva riferimento prima alle prese di posizione della prassi. Queste sono relative, al momento, alle precedenti edizioni della sanatoria delle irregolarità formali, come quella dell’articolo 19-bis del Dl 41/1995. Quest’ultima stabiliva che le penalità relative alle infrazioni formali non trovassero applicazione se il contribuente, oltre al pagamento delle somme richieste dalla sanatoria, provvedeva «a rimuovere le irregolarità o le omissioni e ad integrare le incompletezze», se richieste da parte dell’ufficio. Ed è proprio questo un punto rilevante che distingue la vecchia sanatoria da quella attualmente prevista dall’articolo 9 del Dl 119/2018. Quest’ultima prevede infatti il pagamento di 200 euro e «la rimozione delle irregolarità o omissioni». È evidente la differenza: nella precedente versione della sanatoria l’adempimento omesso o irregolare si doveva eseguire soltanto se richiesto successivamente dall’ufficio, mentre in quella attuale l’adempimento corretto bisogna in ogni caso effettuarlo. Ad esempio, se non si sono trasmesse le dichiarazioni relative alle liquidazioni periodiche Iva (che è senz’altro una violazione formale), occorre farlo entro il termine di pagamento della prima rata (31 maggio 2019).
In alcuni casi la rimozione dell’errore sarà già intervenuta, come nel caso di un adempimento tardivo. In molti altri casi si tratterà invece di un freno all’adesione alla sanatoria, già negativamente condizionata, in presenza di violazioni plurime, dal cumulo giuridico. Ad ogni modo, qualche utile riferimento per scoprire l’ambito di applicazione della sanatoria può derivare dalla circolare 280 del 1995 (a commento proprio dell’articolo 19-bis del Dl 41/1995). Attenzione però a leggere prima la norma, perché la stessa, ad esempio, prevedeva la possibilità di regolarizzare la dichiarazione omessa e presentata entro certi termini a condizione che le imposte fossero state regolarmente versate. Si trattava però di un’esplicita previsione di legge. Perché la dichiarazione omessa, pur in presenza di imposte regolarmente versate, non si può ritenere violazione formale.
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Dario Deotto
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